MILANO.

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A “Sfide“, un programma di Simona Ercolani condotto da Alex Zanardi, la storia della Milano capitale del calcio nell’indimenticabile 1963. In quella stagione sportiva, il 62/63 appunto, sotto la Madonnina il Milan e l’Inter fanno bottino pieno, cominciano a fare “sistema”, puntano i piedi in maniera orgogliosa, ma soprattutto strutturata, rispetto al panorama calcistico circostante. E per la prima volta escono dai patri confini per spiccare il volo in Europa: è il Milan, nella memorabile notte di Wembley, a mettere il suo sigillo contro il Benfica di Eusebio con due gol di Josè Altafini! E nei due anni successivi toccherà all’Inter spadroneggiare in Europa.

“Sfide” ha voluto giocare il suo personalissimo derby a così tanti anni di distanza. E come nella storica divisione di un tempo, che attribuiva ai rossoneri il titolo di “casciavit” e ai nerazzurri quello di “bauscia”, una squadra più popolare e l’altra più presuntuosa, ascolteremo i ricordi molto vividi dei grandi di quei giorni: Altafini, il conquistatore di Wembley, e poi Lodetti, che ha faticato tutta la vita in nome e per conto di Gianni Rivera, infine Pivatelli e Pelagalli, mitica mediana rossonera. Nella sponda nerazzurra, tre uomini d’oro: due fuoriclasse assoluti come Suarez e Corso e l’impenetrabile Burgnich, il terzino dei terzini.

La storia di quegli anni è anche la storia di coppie che hanno segnato la vita calcistica, e non solo, della città: due presidenti di grande personalità e condizioni economiche come Rizzoli e Moratti, due allenatori-simbolo dai caratteri completamente opposti come Herrera e Rocco, due giocatori-bandiera, “avversari” poi anche in Nazionale, come Mazzola e Rivera. Se il calcio ha mantenuto alta per molti anni la bandiera di una sana rivalità sportiva, lo deve anche a questi personaggi, che ancora oggi, nella nostra modernità, vengono elevati a esempi virtuosi di come si potevano fondere intelligenza sportiva, tratto umano, capacità di trascinare i tifosi nel vortice eccitante della contrapposizione sportiva.

Sfide non ha ovviamente alcun intento pedagogico nei confronti di Erick Thohir, freschissimo “padrone” di quella sponda calcistica milanese chiamata Inter, ma se il magnate indonesiano è animato dalle migliori intenzioni, un’occhiata anche distratta a questa puntata potrebbe illustrargli meglio il peso della storia nerazzurra, così come di quella rossonera. Una miscela straordinaria di sentimento, intelligenza, passione per un calcio che ha formato atleti e uomini anche oltre le loro capacità tecniche. Calciatori che tuttora ricoprono nella storia e nel cuore dei tifosi un posto molto, molto, speciale.